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In Italia, l’intero settore della bioeconomia ha assunto un’importanza considerevole, generando ricavi molto elevati e impiegando molte persone.

Nello specifico, se analizziamo ciascun settore della bioeconomia in Italia, l’agricoltura è un settore molto importante. Contribuisce per circa 31 miliardi di euro (2,3%) al valore del PIL. Inoltre, lo sviluppo delle aree rurali gioca un ruolo fondamentale soprattutto nelle zone periferiche, che sono caratterizzate da un accesso difficoltoso ai servizi di interesse pubblico rispetto alle città e ai centri urbani minori.

Nel contesto italiano, la diversificazione rurale è molto importante; infatti, grazie a nuovi strumenti, sia digitali che economici, le aree rurali possono godere di nuova vita, riscattandosi. Inoltre, grazie alla varietà dei territori e a una cultura ricca e millenaria, l’Italia vanta una varietà e una ricchezza senza pari in termini di tradizioni alimentari. Questa caratteristica rappresenta la forza dell’agricoltura italiana, che rende il Paese competitivo nei mercati agricoli e alimentari.

Nella bioeconomia italiana basata sulle risorse biologiche e circolare, in termini di gestione efficiente delle risorse, tutela della biodiversità e del suolo, gestione sostenibile del territorio, produzione di servizi ecologici e sociali, valorizzazione e riutilizzo di residui e rifiuti, così come in termini di produzione di bioenergia e prodotti biologici, attraverso l’adozione di modelli produttivi sostenibili e l’uso efficiente delle risorse rinnovabili, agricoltura e silvicoltura giocano un ruolo chiave.

L’industria alimentare italiana, invece, rappresenta il secondo settore manifatturiero in Italia e il terzo in Europa, dopo Germania e Francia. Questo settore, pur essendo composto da piccole aziende a conduzione familiare, è riuscito ad affermarsi come settore competitivo a livello globale grazie alle eccellenze territoriali, e ha saputo resistere anche nei periodi di crisi del mercato interno.

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Figura 6. Il settore alimentare in Italia

In generale, l’industria alimentare può trovare enormi opportunità in termini di innovazione e crescita nel settore della bioeconomia. A questo proposito, è importante evidenziare il lavoro svolto dal Cluster Tecnologico Nazionale Agrifood ‘CL.A.N.’, ovvero una rete multi-stakeholder formata dai principali attori del settore agroalimentare a livello nazionale, composta da gruppi industriali, centri di ricerca e istituzioni. Questo cluster ha dato un contributo importante con l’elaborazione di una roadmap condivisa per lo sviluppo tecnologico. Gli obiettivi di questa strategia sono:

  • ottenere nuovi alimenti e/o mangimi, ingredienti e/o composti bioattivi ad alto valore nutrizionale da sottoprodotti generati nella trasformazione industriale del settore agroalimentare;
  • adottare processi innovativi per utilizzare i sottoprodotti di scarto della trasformazione industriale al fine di commercializzarli come nuovi prodotti per l’alimentazione, i mangimi e il settore agricolo;
  • ridurre i costi di smaltimento individuando nuove entrate dai sottoprodotti agroalimentari;
  • valutare tecniche per recuperare sottoprodotti a basso costo e i loro componenti funzionali con un impatto ambientale limitato.

Per quanto riguarda le foreste, la superficie forestale italiana è di 11 milioni di ettari, pari al 37% della superficie nazionale totale. Questa superficie necessita di un miglioramento continuo. Va inoltre sottolineato che l’assorbimento di carbonio da parte delle foreste gestite copre il 10% dell’obiettivo nazionale di Kyoto per la riduzione delle emissioni di CO2.

Un ruolo importante nel settore forestale è svolto dalle industrie del legno e della lavorazione del legno, anche se l’80% del legno utilizzato viene importato da altri Paesi. Pertanto, uno degli obiettivi primari che il settore deve porsi è aumentare il grado di autosufficienza. I combustibili da biomassa solida, invece, rappresentano la principale fonte di energia rinnovabile a livello nazionale, rendendo la bioenergia un segmento molto dinamico all’interno del settore foresta/legno.

Oltre ai prodotti legnosi, occorre prestare attenzione anche ai prodotti forestali non legnosi e ai servizi ecosistemici legati alle foreste. I primi, come funghi, tartufi, erbe, sughero, ecc., hanno un forte legame con le conoscenze tradizionali, le economie locali e le pratiche di gestione forestale. Infatti, le attività economiche legate a questo settore sono in crescita e la produzione di prodotti spontanei è diventata più strutturata e più importante di, quella del legno, in termini di opportunità di reddito diretto e indiretto, creazione di posti di lavoro, visibilità e potenziale di sviluppo per le aree rurali. Per quanto riguarda i servizi ecosistemici, sebbene questi non siano, o lo siano solo marginalmente, inclusi nei sistemi di contabilità nazionale ufficiali, sono sempre più riconosciuti come una componente importante degli ecosistemi forestali.

L’industria bio-based è quella componente della bioeconomia che utilizza risorse biologiche rinnovabili in processi industriali innovativi per produrre beni, prodotti e servizi a partire dalla biomassa. Opera su due fronti; uno riguarda i settori industriali che tradizionalmente utilizzano risorse biologiche come materiale principale e altri per i quali la biomassa fa parte del portafoglio delle materie prime.

Grazie ai numerosi progetti di ricerca in questo campo, all’utilizzo di catalizzatori verdi e di microrganismi, l’Italia può oggi vantare un ruolo chiave nella bioindustria. In questo settore si registrano notevoli sviluppi nella biomassa, nei biocarburanti, nelle bioplastiche, nei prodotti farmaceutici e cosmetici biologici, nei materiali biologici per l’edilizia residenziale, nei processi di digestione anaerobica, nella produzione di amminoacidi essenziali per i mangimi animali e molto altro.

La chimica basata su risorse biologiche è uno dei pochi settori in cui il nostro Paese è leader in un contesto altamente tecnologico e in cui sono stati realizzati importanti investimenti privati, progetti significativi di riconversione di siti industriali colpiti dalla crisi in bioraffinerie per la produzione di prodotti biologici, in particolare biochimici, da risorse rinnovabili. Questo settore è inoltre caratterizzato da una rete di grandi, medie e piccole imprese.