3. Da dove proviene il Big Data?
Ritornando alla definizione del concetto, emerge come questa tipologia di dati si ponga in contrasto con i dati tradizionalmente trattati: innanzitutto, la caratteristica che più distingue i big data dal resto è la complessità fornita e la vastità di informazioni che essi forniscono e, potenzialmente, possono produrre. I big data, quindi, segnano il superamento dell’archiviazione e dell’elaborazione dei dati tramite database relazionali.
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DATABASE RELAZIONALI Le celle 1A e 1B contengono i campi dati che, in questo caso, corrispondono al codice identificativo di ciascun prodotto e alle unità in magazzino; le celle 2A, 3A, 4A, 5A e 2B, 3B, 4B, 5B contengono i record. Supponendo di avere un’altra tabella contenente, invece, il codice prodotto e le unità già sugli scaffali del supermercato, è possibile unirla alla tabella precedente per ottenere una terza tabella contenente tutti i dati disponibili al supermercato: in questo caso, il campo di unione tra le due sarebbe il codice prodotto.
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I big data vengono raccolti attraverso una moltitudine di strumenti ed essi vengono prodotti a partire da azioni compiute su base quotidiana, come ad esempio la navigazione su browser, l’acquisto di beni e servizi on-line oppure l’accesso ai canali di e-banking. Una fonte di dati di questo tipo può essere individuata, a titolo esemplificativo, nei cookies autorizzati per la cessione a terze parti.
La definizione condivisa sul significato e sulla funzione dei cookies prevede che essi siano dei piccoli frammenti di dati che l’utente cede al sito web consultato per ottenere una migliore esperienza di navigazione, fornendo al fornitore di servizi la possibilità di memorizzare alcune informazioni sull’utilizzo del sito web, sulle preferenze di acquisto, etc. La funzione primaria dei cookies è, in ogni caso, quella di identificare l’utente e di ricordare quali siano le motivazioni della sua visita: a fronte di ciò, essi sono diventati oggetto di preoccupazione da parte di alcuni consumatori. Tramite la Direttiva 2002/58/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche, alla sezione delle considerazioni si spiega il senso dell’utilizzo dei cookies, sottolineando l’utilità di questo strumento e al contempo ammonendo i fornitori di servizi web, richiedendo di adottare criteri di trasparenza fornendo agli utenti informazione sulla tipologia di dati raccolti e sulle finalità d’uso. Successivamente, è entrato in vigore un regolamento sulla tutela della privacy, il General Data Protection Regulation (GDPR), con il quale è stato introdotto – tra le varie misure – l’obbligo per il fornitore di servizi di non posizionare alcuno strumento di raccolta dati al primo ingresso da parte dell’utente, al quale viene poi richiesto il consenso per alcune finalità di utilizzo dei cookies (tecnici, cessione a terze parti, etc.).
Figura 2 - Banner per il consenso all’uso dei cookie, fonte: https://www.neting.it/blog/cookie-law.html
Oltre ai cookie, vari tipi di dati possono essere ottenuti tramite i social network o tramite l’uso di sensori contenuti all’interno di dispositivi appartenenti al mondo dell’Internet of Things (IoT). Soprattutto per quest’ultima categoria, è possibile accedere a una moltitudine di dati riguardanti le variabili più diverse.
Secondo una stima AGCOM, nel solo 2018 sono stati prodotti 28 Zettabyte di dati, l’equivalente di 250.000.000 di DVD. Supponendo che questa quantità di dati venga archiviata su dischi di memoria con una capacità di un Terabyte ciascuno, sarebbero necessari circa 3.006 477 ×10 ¹ ⁰ dischi di memoria, un numero estremamente elevato anche solo da immaginare. Secondo un’altra stima, entro il 2020 ogni abitante della Terra genererà in media 1,7 MegaByte di dati al secondo, con un flusso totale di 2,5 quintilioni di byte di dati al giorno.
Queste grandezze risultano ancora più sorprendenti se consideriamo, ad esempio, la quantità di dati che viene prodotta in un solo minuto da alcuni degli strumenti digitali che utilizziamo più comunemente. A tal fine, è utile fare riferimento all’infografica in (Fig.3):
Figura 3 - Dati prodotti in un minuto, fonte: https://www.go-globe.com/things-that-happen-every-60-seconds/
Tuttavia, sebbene queste quantità possano già risultare particolarmente complicate da comprendere e immaginare, va sottolineato che la quantità di dati in ZettaByte prodotta ogni anno è in crescita, come mostra questo grafico realizzato da AGCOM:
