L’Internet delle Cose (IoT) è nato concettualmente nei primi anni ’90; tuttavia, il primo dispositivo a presentare questa tecnologia fu prodotto nel 1999 presso il Massachusetts Institute of Technology. L’Internet delle Cose è considerato l’ultima era – all’epoca – di Internet, in cui alcune proprietà esistenti dell’infrastruttura Internet venivano sfruttate per permettere ai dispositivi di connettersi tra loro (Khanna, Kaur, 2019). Secondo Botta et al. (2016), l’Internet delle Cose è e sarà sempre più la principale fonte di dati grandi e ricchi: infatti, si stima che nel 2011 il numero di dispositivi connessi all’IoT abbia superato il numero degli abitanti della Terra, mentre nel 2020 si prevedeva che più di ventiquattro miliardi di dispositivi potessero essere attivi.

IL PRIMO ESEMPIO DI UN DISPOSITIVO IoT
Il primo dispositivo che potrebbe essere classificato come parte dell’Internet delle Cose fu una webcam, passata alla storia come la Trojan Room Coffee Pot.
All’Università di Cambridge, in Inghilterra, alcuni docenti lavoravano in una stanza chiamata Trojan Room: fuori c’era una macchina del caffè e molti colleghi si recavano lì per gustare una tazza di caffè caldo. Tuttavia, spesso, alcuni di questi docenti percorrevano i corridoi della facoltà per prendere il caffè ma, una volta arrivati, trovavano la caraffa già vuota. Per ovviare a questo inconveniente, alcuni di loro decisero di installare una scheda di acquisizione video davanti alla macchina del caffè, crearono un client e si occuparono anche del server: ogni collega poteva così visualizzare in una piccola finestra un’immagine in bianco e nero della caraffa, la cui foto veniva
aggiornata tre volte al minuto. In questo modo, tutti potevano sapere il momento giusto per andare alla macchina del caffè.

Figura 2 - Quentin Stafford-Fraser - Trojan Room Coffee Pot biography, CC BY-SA 3.0,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1313558

La storia completa è disponibile su: https://www.cl.cam.ac.uk/coffee/qsf/coffee.html

Timeline

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Figura 6 - Transizione verso l’IoT (Khanna, Kaur, 2019, p. 222)

La storia di Internet può essere riassunta in quattro fasi principali, la prima delle quali è quella definita come Internet dei Contenuti: in questo primo segmento, si assiste alla rivoluzione nel mondo della comunicazione grazie alla possibilità per gli utenti di utilizzare l’infrastruttura per scambiare informazioni tramite e-mail e pagine web. La seconda parte della transizione verso l’IoT è l’Internet dei Servizi, inaugurata dalla nascita dell’e-commerce; successivamente, grazie all’avvento dei social network e di altri servizi volti a implementare le comunicazioni, come Skype, si parlò di Internet delle Persone. L’ultima fase di questo processo, nonché l’era attuale di Internet, può essere identificata nell’avvento dell’Internet delle Cose, ossia la possibilità di collegare diversi dispositivi tra loro tramite Internet per condividere informazioni e dati riguardanti diverse variabili.
I settori dell’IoT sono molteplici e includono le smart home e la domotica, i dispositivi indossabili (apparecchi acustici, ausili visivi, ecc. o, ad esempio, fitness tracker), le smart grid (lettura, gestione, ecc. dei contatori delle utenze domestiche come acqua, energia elettrica e gas), le auto connesse, l’internet industriale (controllo remoto di impianti e macchinari industriali) e le smart city. L’IoT si applica a oggetti che tradizionalmente erano puramente analogici (ad es. orologi) ma che, grazie all’implementazione digitale, ottengono maggiore performatività e la capacità di svolgere funzioni aggiuntive.Chart, bubble chart

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Figura 3 - Varietà dell’Internet delle Cose